BURNING DAYLIGHT

RESTIAMO UMANI

Di Gianni Mancini 15/05/2019

Partiamo subito col dire che non si tratta di un gioco vero e proprio ma di una “prova d’autore”, un pò come lo sono i cortometraggi della serie targata Netflix Love, death & robots.  In questo caso parliamo di autori al plurale, un team di ben 12 studenti dell’università danese The Animation Workshop coadiuvati dai relativi professori. Bisogna quindi valutare il lavoro svolto considerando il contesto d’essai non commercializzabile. L’impressione  che si ha di trovarsi davanti a una demo, con evidenti problematiche tecniche e bug, non deve assolutamente scoraggiarci dal vivere e approfondire il viaggio verso il vero lato della vita.

Tutto inizia con il buio totale ed un punto di luce bianca all’orizzonte. Quella fonte luminosa sono i nostri occhi che si sono riaperti ma purtroppo resi vitrei e incapaci di vedere la realtà  disturbante da cui siamo circondati a causa dell’abuso di visori indossabili. Ci troviamo in compagnia di corpi senza vita ammassati in una specie di discarica dove i neon rossi e il cemento grezzo non fanno che aumentare il senso di solitudine. Siamo nudi, infreddoliti, ci muoviamo a fatica, la nostra schiena incurvata probabilmente dall’uso costante di schermi. Delle gru robotiche spostano i corpi come in un centro di autodemolizione. In questa gigantesca fabbrica chiamata Nutriman si produce cibo frantumando i corpi delle persone morte.  Il viaggio salvifico, rilevatore e in controtendenza inizia proprio da qui.

It’s not the right choice, it’s the ONLY choice.

Il mondo distopico di Burning daylight è ispirato sicuramente da cinema e letteratura. Visivamente parlando Blade runner ha un ruolo di primo piano. La Los Angeles del 21° secolo immaginata da Ridley Scott nel 1982 non è molto lontana dalla città con schermi pubblicitari perennemente in onda, i bassifondi affollatissimi, i venditori multietnici di cibo di strada, gli appartamenti cubicoli e i quartieri a luci rosse del gioco. Dal punto di vista letterario i rimandi a Il mondo nuovo di Huxley e 1984 di Orwell sono abbastanza evidenti: monopolio, videosorveglianza, annullamento della privacy, sviluppo delle tecnologie della riproduzione, controllo mentale.  Ad un certo punto del gioco il protagonista ritroverà un S.A.R.A. acronimo di Special Augmented Reality Assistant (gioco di parole ironicamente molto vicino a SIRI e con la stessa voce femminile non a caso!). Subito dopo averne ricaricato la batteria il mondo vuoto, sporco e triste si colorerà con proiezioni olografiche coloratissime che andranno a coprire la povertà della megalopoli. Per proseguire nel viaggio avremo però a questo punto bisogno di moneta virtuale (rimando anche questo alla sempre più onnipresente ludicizzazione delle nostre vite fatte di raccolte punti e livelli). Un metodo per guadagnare velocemente e facilmente ci verrà fornito da una voce diegetica pubblicitaria che ci suggerirà di malmenare un ologramma di ciliegia. PUNCH PUNCH PUNCH: la violenza gratuita e il bullismo vengono rappresentati in questo modo, anche contro la nostra volontà siamo costretti ad usare la violenza per proseguire e raccogliere monete.

Fin qui abbiamo parlato dei riferimente letterari e cinematografici dai quali Burning Daylight ha tratto le sue tematiche. Ma è evidente anche un chiaro ed esplicito tributo al mondo dei videogiochi, in particolare alla produzione di Playdead Studios di Limbo (qui la mia recensione) e Inside soprattutto per l’ermetico sviluppo delle storie. Anche il gameplay può richiamare i due giochi sopra, tranne per il fatto che in Burning Daylight non c’è la morte mentre nelle produzioni Playdead è una componente predominante. Il protagonista del lavoro di Animation Workshop, quindi il giocatore, cerca solo di interpretare il mondo in cui si ritrova e lo fa prendendosi il tempo necessario. Ci sono pochissimi enigmi ambientali e tutti di facilissima risoluzione. E’ un percorso obbligato verso un finale che si spera farà capire al giocatore che un tempo eravamo il soggetto della nostra vita, oggi purtroppo siamo diventati un oggetto.

Adatto a: chi ama le atmosfere distopiche (ma neanche troppo)Non adatto a: chi cerca un gioco nel classico termine della parola

VOTO: 7,8

Giocato e finito su PC  per 1 ora – disponibile gratuitamente per Microsoft Windows

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