ARGH – MAICOL e MIRCO

Videogiochi e fumetti sono legati inesorabilmente da un sottile filo rosso. Sono entrambi un medium per raccontare storie attraverso immagini e parole. I fumetti a differenza dei videogiochi non  implementano l’elemento interattivo e immedesimativo. Molto spesso la storia nel fumetto viene fruita dal lettore in maniera passiva, così come l’ha pensata l’autore senza possibilità di intervento. Gli viene lasciato solamente l’impegno di riempire immaginariamente il cosiddetto “spazio bianco” che altro non è che lo spazio che separa una vignetta dall’altra. Il lavoro che ha fatto Maicol e Mirco  (MeM da ora in poi, pseudonimo del marchigiano Micheal Rocchetti) nel suo recente libro Argh è stato proprio quello di lasciare volontariamente molto del lavoro interpretativo sulle spalle del lettore. Argh è il primo volume di una raccolta che ospiterà l’opera omnia de Gli scarabocchi di Maicol e Mirco edito da Bao publishing. Nato come divertissement pubblicato giornalmente su facebook diversi anni fa, è ora stato meritatamente elevato al nobile gesto dello sfogliare piuttosto che al plebeo scrollare. Ieri sera ad Altidona (FM) ho avuto il piacere di assistere alla presentazione del libro e di ascoltare le parole dell’autore MeM. 

Quali strani pensieri frulleranno nella mente di Maicol e Mirco?

Per chi non conoscesse le tematiche affrontate nei lavori di MeM chiarisco fin da subito che sono pensati e rivolti ad un pubblico maturo e pensante. Non sono adatti sicuramente a chi cerca facilità e spensieratezza. Queste tavole mi hanno fatto venire in mente i meme che oggi spopolano in rete e che sono il risultato di uno storytelling necessariamente striminzito, adattato al tempo di uno scroll. In questo brevissimo lasso di tempo deve catturare l’interesse ed esprimere un messaggio. Questo tipo di racconto “molecolare” è il risultato di un profondo lavoro di tagli e sintetizzazione. Il vuoto è elemento fondamentale al pari delle forme. Come lo stesso MeM ha detto durante il suo intervento, i personaggi degli scarabocchi sono solamente linee su uno sfondo rosso completamente vuoto. Al lettore lascia il compito di ricostruire ed immaginare chi sono ed in quale contesto si muovono. Ha semplificato il più possibile il segno per lasciare spazio alla scrittura, anche questa però ridotta all’osso. Le sue storie sono atemporali, non vivono in un tempo specifico. Il suo fine è di rendere il messaggio universale e si augura che se in un lontano futuro dovessero sbarcare gli alieni, questi potrebbero leggere ed interpretare tranquillamente gli scarabocchi.

I suoi personaggi sono anarchici, fanno e dicono quello che vogliono. Possono piacere, o molto più spesso non piacere. Sono disturbanti, depressi, hanno paura di vivere, sentono il peso della precarietà e vedono spesso nella morte l’unica via d’uscita. Il nichilismo pervade ogni singola parola che esce dalla bocca delle figure antropomorfe che popolano le pagine rosse (riferimento al sangue, all’inferno, o tutti e due?) e che hanno perso ogni scopo esistenziale e vivono con un atteggiamento rinunciatario nei confronti della vita. Ha ammesso che nei suoi libri non ha una sceneggiatura, che per un fumettista  corrisponde più o meno al guidare una macchina senza sterzo. La sua scrittura fluisce in maniera autonoma. E soprattutto a porta chiusa. Metaforicamente chiude la porta del mondo esterno e ascolta solo la sua voce. Poi apre la porta e il vento che entra toglie ciò che è inutile per restituirlo in tutta la sua essenziale brutalità e cruda verità. 

Comunque vada sarà un in…successo
Non sono tenere queste creaturine?

Sono un po’ di anni in realtà che seguo il lavoro di MeM, non è stata una nuova scoperta. Nel lontano 2009 dà alla stampa Hanchi Pinchi e Panchi per Coconino Press. Molte delle tematiche affrontate nel surreale e breve viaggio delle tre sorelline vengono poi ritrovate in Argh. Mancanza di cure materne, devianza minorile e abbandono sono al centro di questo libro stampato su una splendida carta innocentemente rosa, essendo un storia quasi tutta al femminile, ma che al contrario dovrebbe essere nera che più nera non si può.

Se il fumetto è stato ormai a giusta ragione sdoganato ed elevato a nona arte per mezzo di molti studi critici e saggi (Umberto Eco in primis in Italia) non è altrettanto avvenuto per il videogioco, medium più giovane ma che certamente meriterebbe di uscire da quella ghettizzazione in cui ancora viene relegato. Abbiamo un disperato bisogno di più MeM nel mondo dei videogiochi, di più programmatori che scrivono per se stessi, a porte chiuse, che osano, rischiano, cadono, si rialzano ma alla fine trovano una strada tutta loro.

Ps: un avvertimento importante. Non dite mai a MeM che i suoi libri sono “carini”, questo è quello che vi aspetta…

3 pensieri riguardo “ARGH – MAICOL e MIRCO

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