USCIRE AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

In questi giorni di reclusione forzata mi è capitato casualmente ed in rapida successione di leggere un racconto di Ted Chiang intitolato Torre di Babilonia e di rivedere The Truman Show. O forse uno ha richiamato l’altro a livello subliminale. Entrambi sono arrivati in questo preciso momento e non posso che felicitarmene. Le cose non capitano mai per caso, così come il Covid19 che forse ci sta invitando a ripensare le nostre vite, a rallentare, a consumare meno, a viaggiare meno, a sprecare meno così presi da questa società della performance, come l’hanno chiamata i due filosofi Maura Gancitano e Andrea Colamedici.

Nel loro saggio uscito nel 2018 per edizioni Tlon, affermavano:

Il vecchio solido mondo sta crollando, seguendo un progetto ineluttabile il cui disegno ci è ancora oscuro nella sua totalità. Per abbandonare ciò che crolla, l’unico modo è trovare la porta verso il futuro. Possiamo scegliere di rimanere dove siamo, di morire insieme alle nostre sicurezze, oppure possiamo cercare di capire come andare oltre, individuare il modo per raggiungere lo spazio aperto.

Ed è proprio quello che fanno Hillalum e Truman, rispettivamente il protagonista del racconto e del film.

Ted Chiang è uno scrittore statunitense di fantascienza, famoso per aver ispirato con un suo racconto il film Arrival. Avevo appena finito di leggere il suo ultimo libro Respiro edito da Frassinelli nel 2019, quando mio fratello Demetrio mi ha detto che aveva già letto un suo libro perché tradotto da un suo amico, ovvero Giovanni Lussu. Il libro in questione è La storia della tua vita nella curatissima e raffinata edizione di Stampa Alternativa & Graffiti del 2008. Il libro si apre proprio con il racconto Torre di Babilonia che poi è il primissimo racconto che Chiang ha pubblicato e che lo ha fatto conoscere ed apprezzare al pubblico. I suoi testi vanno oltre la fantascienza fine a se stessa. Sono intrisi di filosofia, teologia, etica, metafisica, cosmologia, ma sono tutti accomunati, per usare le parole di Giovanni Lussu, da “problematiche della rappresentazione”.

Hillalum è un minatore che insieme al suo gruppo ha il compito di salire sulla torre di Babele e di forare la sfera celeste.

Quando raggiunsero la sommità della torre il disorientamento sparì, o forse ne erano diventati immuni. Qui, in piedi sulla piattaforma quadrata alla sommità, i minatori fissarono la scena più terrificante mai vista da esseri umani: lontano sotto di loro si stendeva una tappezzeria di terra e mare velata dalla foschia, che dilaga in tutte le direzioni e perdita d’occhio. Proprio sopra di loro era appeso il tetto del mondo, l’assoluto limite superiore del cielo, che rendeva il loro punto di vista il più alto possibile. Qui c’era tanto della creazione quanto se ne poteva afferrare in una volta sola.

Quello che Hillalum scoprirà una volta aperto il varco, dopo anni di fatica e rischiando più volte la propria vita, sarà sconvolgente. Ma il desiderio in alcuni umani di “andare oltre”, di trascendere è più forte della mera sopravvivenza.

Lo stesso Truman si troverà nel finale in una situazione simile. Credo che tutti conoscano la storia di The Truman show, film del 1998 di Peter Weir, quindi non rischio di fare spoiler. Truman Burbank è un trentenne che vive in un’isola chiamata Seahaven. Ha una moglie, una casa, un amico e un lavoro da assicuratore. Ma questo non gli basta. Vorrebbe scappare alle isole Fiji dove poter rincontrare una sua vecchia fiamma mai dimenticata. Tutti cercano di fermarlo, inducendo in lui una serie di paure come quella per l’acqua o quella di volare, perché quello che Truman non sa è che sta vivendo dentro un grande reality show, dove tutte le persone che abitano sull’isola sono degli attori, compresa l’algida moglie. L’isola è un grande set cinematografico dove il giorno e la notte sono attivati dalla regia, così come gli eventi climatici. La sua vita è costantemente osservata da milioni di persone, letteralmente incollate ai televisori di tutto il mondo (da una coppia di anziane lesbiche, agli avventori di un pub, dal solitario uomo nella vasca da bagno, ai parcheggiatori nella guardiola). Finché spinto da una serie di molteplici segnali, Truman riesce a diventare un tru-man, un uomo vero e decide di lasciare l’isola vincendo le sue paure pur rischiando la vita.

Sia il racconto che il film raggiungono l’apice del climax in una scena ben precisa, ovvero la rottura della volta celeste, di quell’orizzonte che limita lo sguardo umano, oltre il quale l’uomo cerca di andare per capire cosa si cela “là fuori”.

Come nel mito della caverna di Platone, gli uomini sono incatenati e percepiscono solo l’ombra sensibile (l’opinione) dei concetti universali (la verità).  Ma l’amore per la conoscenza può portare l’uomo a liberarsi delle gabbie incerte dell’esperienza comune e raggiungere una comprensione reale e autentica del mondo.

Ora che i nostri limiti sono ancora più ristretti e le mura delle nostre case si possono trasformare in caverne, può essere opportuno, anzi auspicabile,riuscire a liberarci dalle catene ed “uscire” alla luce del sole, così come indicano Maura Gancitano e Andrea Colamedici:

Far ridiventare la cultura un agente di cambiamento e uno stimolante è una responsabilità di tutti. Non ha più niente a che vedere con l’idea di una formazione universitaria regolare ma con la scelta personale, con la capacità di trovare in ogni cosa uno stimolo per il cambiamento. Anche le serie tv e i fumetti [e videogiochi come The Stanley Parable, What remains of Edith Finch, The vanishing of Ethan Carter solo per citarne alcuni ndr] oggi possono dirci molto sulla condizione umana e aiutarci a conoscere noi stessi, mentre non è detto che un testo di alta letteratura possa fare lo stesso. Ecco perché ogni volta che siamo di fronte a qualunque prodotto culturale, vale la pena chiederci: è uno stimolante o un tranquillante? Chi l’ha creato vuole mantenermi nella condizione in cui sono o può aiutarmi a comprendere qualcosa di nuovo? E domandarci anche: quello che sto leggendo è, per dirla con Bazlen e Calasso, un libro unico, dove subito si riconosce che all’autore è accaduto qualcosa e quel qualcosa ha finito per depositarsi in uno scritto? O è un libro gemello, messo al mondo come copia di un altro successo commerciale?

Ecco perché mi sento fortunato ad aver avuto il tempo di leggere Torre di Babilonia e rivisto The Truman show in questa situazione di emergenza. Bucate anche voi la volta celeste ed uscite.

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