VIGNETTES

IPERTESTO TRIDIMENSIONALE

“Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse. E il mondo appare diverso da quassù. Non vi ho convinti? Venite a veder voi stessi. Coraggio! È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un’altra prospettiva”.

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O Captain! My Captain!

Queste parole del professore John Keating, interpretato da Robin Williams ne L’attimo fuggente (1989) potrebbero benissimo riassumere tutto il significato sotteso di Vignettes, e io potrei finirla qui. Invece vale la pena approfondire il discorso su un gioco che meriterebbe molta, ma molta più attenzione di quella che ha avuto.

Si tratta di un piccolo esperimento ludico uscito nel 2017 su iOS e Android e nel 2019 su PC e Mac. Il fulcro del gioco consiste nel ruotare degli oggetti tridimensionali dai colori piatti e saturi per osservarli da una diversa prospettiva e scoprire che possono essere altro. Ad esempio un vecchio telefono a tasti si può trasformare in una tv se girato sulla base piatta o in una ciotola se girato dalla parte tondeggiante. Un pregevole esercizio di stile che può vantare il merito di aver trasformato l’ipertesto in tre dimensioni, in un continuo rimando tra oggetti, anche apparentemente scollegati tra loro.

Una televisione, ma se la ruotiamo nel giusto modo può diventare molte altre cose

Si sa i bauli sono fatti per contenere oggetti, magari che non usiamo più e buttiamo alla rinfusa in questo contenitore. Poi chiudiamo a chiave e ce ne dimentichiamo. Il baule in Vignettes sarà il nostro “hub” da riempire di ricordi. Gli oltre sessanta manufatti da manipolare sono sparsi in sette aree tematiche, rappresentate nel gioco sotto forma di dipinti con natura morta. Si va dal quadro “notturno” con lampione, sveglia e luna al quadro “esploratore” con binocolo, torcia, mappa e macchina fotografica. Dietro questi dipinti si nascondono altrettante chiavi che serviranno ad aprire il baule dove poter mettere i nostri ricordi, uno rappresentativo per ogni area tematica e che poi fungeranno anche da checkpoint per spostarsi velocemente da un’area all’altra.

Il baule da cui tutto parte

Oltre al dover trovare tutti gli oggetti del quadro e quindi liberare la chiave dietro di essa, il gioco ha moltissimi segreti nascosti. Qui entra in gioco anche la parte logica con enigmi da risolvere solo basandosi su indizi “estetici” attraverso l’osservazione ed il ragionamento. Sì, perché nel gioco non sono presenti né testi né personaggi. Gli oggetti sono i protagonisti assoluti. E la scoperta del legame tra un oggetto e l’altro è la vera innovazione che Vignettes porta. Bisogna entrare nella meccanica del gioco per capirlo a fondo, e crearsi una sorta di mappa concettuale per ricordarsi quale oggetto ci può portare in una direzione o un’altra. Per fortuna i programmatori hanno svolto in parte questa difficile operazione per noi, dicendoci in quanti nuovi oggetti si può trasformare un oggetto, o se siamo arrivati in un vicolo cieco. A complicare il tutto, alcuni oggetti, se toccati o manipolati, possono cambiare colore, e quindi creare un “bivio narrativo”, spostandoci in un’altra area. Al giocatore viene lasciata molta libertà nella risoluzione e nel percorso da seguire, ogni partita sarà diversa dalla precedente perché il modo di procedere non è univoco.

Il quadro con natura morta notturna

I giovanissimi ragazzi francesi di Skeleton business (Pol Clarissou, Armel Gibson, Pat Ashe e David Kanaga) hanno dato vita ad un’opera a metà tra videogioco e giocattolo, curando in maniera maniacale tutto l’aspetto concettuale che sta dietro a Vignettes. È divertente, colorato, caleidoscopico, intelligente, innovativo, tattile, artistico, rilassante. Solo se ne viene fatta una lettura approfondita si riesce a comprendere il grande lavoro che hanno svolto. Se invece lo si considera un “giochino”, allora non lo si apprezzerà dovutamente. Se proprio devo avvicinarlo a qualche altro titolo che ho giocato, mi vengono in mente Gnog per la grafica e il concept, oppure a Gorogoa per il raffinato uso della logica e delle illusioni ottiche, ma Vignettes è sorprendentemente unico.  

Adatto a: chi ha preso alla lettera le parole di John KeatingNon adatto a: chi non sa cosa sia l’ipertesto

VOTO: 9

Giocato e finito in 2 ore su Android – disponibile per Microsoft Windows · iOS · macOS · Android

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KIDS

THIS WAY? NO THAT WAY!

Kids non è un gioco, chiariamolo subito. Chi lo acquisterà tenendo conto di questa “etichetta” rimarrà alquanto deluso se non addirittura infastidito. Kids si avvicina di più al mondo dell’arte concettuale. Questa è solo la sua trasposizione per il pubblico degli smartphone, tablet e PC. Le sue altre incarnazioni sono un cortometraggio animato di 9 minuti già presentato in diversi festival internazionali e una installazione artistica presentata in musei, gallerie ed eventi di arte. Nasce dalla collaborazione di Michael Frei, filmmaker e artista e Mario von Rickenbach, game designer e sviluppatore già autori di Plug and Play. Entrambi vivono a Zurigo in Svizzera. E’ stato pubblicato e distribuito con l’aiuto della Double Fine di Tim Schafer e il canale Arte.

Da questa parte. Ma siamo sicuri?

Tutto inizia con delle sagome umane bianche dai contorni neri simili agli ormai iconici pupazzi di Keith Haring. Si radunano velocemente intorno ad un buco nero e aspettano. Nessuno si muove. Solo il nostro agire, un input esterno li spingerà a gettarsi nel vuoto. Dopo una caduta nel buio attutita dal nostro intervento tattile, uno di loro atterrerà in uno spazio bianco completamente vuoto. I suoni della natura fanno da tappeto sonoro. Un nostro simile dalla voce fanciullesca si avvicinerà e dopo averci salutato ci sferrerà un pugno. Inizia così Kids.

Un salmone che nuota controcorrente

La psicologia sociale è lo studio scientifico dei sentimenti, dei pensieri e dei comportamenti degli individui nelle situazioni sociali. Tenta di comprendere e spiegare in che modo le persone sono influenzate dalla presenza reale, immaginata o implicita di altri esseri umani. Siamo creature sociali anche quando siamo soli e a volte ce ne dimentichiamo. In metropolitana credete veramente di scegliere indipendentemente quale scala mobile prendere o seguite la folla? In uno stadio fate la ola come tutti o vi astenete? Vi sentite di più come in un branco di sardine o un salmone che nuota contro corrente? In un gruppo di persone chi decide quale direzione prendere o chi dovrà fare un determinato compito? Kids non ha le risposte ma ci fa prendere coscienza di questa condizione. Le nostre voci, pur se singole ed univoche, fanno parte inevitabilmente di un coro. Entrano in gioco anche i concetti di prevaricazione e di maschio alfa. Chi è in maggioranza di solito vince e il più forte e carismatico di solito decide.

Volete unirvi a noi? No unitevi voi

Dal punto di vista puramente estetico Kids ha il suo punto di forza nel minimalismo. Cromaticamente essenziale fa uso solo del bianco e nero senza alcuna sfumatura. Lo spazio scenico vuoto si presta al servizio della narrazione animata. La fisica delle masse è altamente realistica e le animazioni dei pupazzi sono molto dettagliate. Anche il sonoro è sobrio, solo effetti ed uno splendido coro di voci bianche. 

Kids dicevamo all’inizio si avvicina di più all’arte concettuale che ad un gioco. Nel 1967 l’artista statunitense Sol LeWitt in un suo scritto introduce questo termine per la prima volta. L’accento viene spostato più sull’idea, sul progetto o sul sistema di regole che presiede al farsi dell’opera. Si preferisce dematerializzare l’arte. Al fruitore il compito di interpretare le intenzioni dell’artista. A volte può essere immediato, altre più sotteso. Kids è una breve e strana esperienza artistica ed in quanto tale ognuno può interpretarlo come vuole. E’ proprio questo il bello.

Ps. un ringraziamento a Luca di Video Games Art che mi ha permesso di conoscere Kids

Adatto a: chi è abituato a frequentare musei di arte moderna e contemporaneaNon adatto a: chi non ha mai messo piede in un museo

VOTO: 7,5

Giocato e finito su Android in 20 minuti – disponibile per Microsoft Windows · iOS · Android