THE HEX

SEI PERSONAGGI IN CERCA DI SVILUPPATORE

Di Gianni Mancini 04/06/2019

Dietro The Hex c’è un solo artefice, Daniel Mullins e questa è la sua personalissima visione del mondo dei videogiochi indie. I sei personaggi del gioco si ritrovano in una notte tempestosa dentro la taverna Six Pint, quando il barista rivela che quella stessa notte verrà commesso un omicidio da parte di uno dei sei avventori. Come nel dramma teatrale pirandelliano i personaggi nascono dalla mente dell’autore che costruisce le loro storie e poi li abbandona. A turno vestiremo i panni di tutti e sei i protagonisti, archetipi di altrettanti generi videoludici. Weasel Kid è protagonista di un platform stile Super Mario Bros le cui fattezze ricordano però vagamente quelle del famoso porcospino Sonic. Bryce è un lottatore di un picchiaduro intitolato Kombat X. Chandrelle è una maga protagonista del J-RPG (gioco di ruolo in stile giapponese) Legendaria con ambientazione fantasy. Rust invece si muove in un mondo desertico post apocalittico radioattivo in uno strategico a turni intitolato Wasteland. Lazarus è un marine spaziale in uno sparatutto con elementi stealth con visuale dall’alto. Infine ? è il protagonista senza voce e senza volto di un walking simulator in prima persona chiamato semplicemente Walk.

Come in Sei personaggi in cerca d’autore in cui si fa teatro sul teatro, The Hex è un videogioco sui videogiochi. La metanarrazione è l’elemento stilistico usato in continuazione dall’autore per raccontare i motivi che hanno spinto i sei protagonisti a ritrovarsi al Six Pint Inn. Ognuno di loro ha un passato abbastanza fortunato e glorioso all’interno del panorama videoludico di riferimento, ma per vari motivi  si ritroveranno “disoccupati” o con mansioni completamente diverse. Anche la rottura della quarta parete è un espediente molto usato da Daniel Mullins. Come nel teatro pirandelliano in cui gli attori si rivolgono direttamente al pubblico, qui i personaggi parlano al videogiocatore, rivolgono lo sguardo verso di esso, ben coscienti di essere solamente “attori” in un videogioco e niente di più.

Weasel Kid sopra una piattaforma di Steam

E’ alquanto difficile riuscire a spiegare il gameplay di The Hex. Provandoci a condensare il tutto si potrebbe definire un’avventura con elementi platform, gioco di ruolo, stealth, puzzle, sparatutto, azione, walking simulator, picchiaduro e battle royale. E’ un calderone dove i vari stili e i personaggi si mescolano, scompaiono e ricompaiono in continuazione in un caleidoscopio di rimandi e citazioni. Su tutto il gioco regna uno humor e nonsense tipico delle avventure punta e clicca anni ‘80 di Ron Gilbert e Tim Schafer. C’è anche molta autoironia sul medium videogame tanto che si arriva al punto di definire i videogiocatori degli stupidi. Certamente alcune parti possono risultare noiose o del tutto inutili, ma servono al fruitore per entrare nell’umore dei protagonisti che sono chiamati a ripetere meccanicamente le stesse operazioni. Ad esempio Chandrelle si ribellerà dopo l’ennesimo tutorial sui combattimenti a turni impostole dal PGN (personaggio non giocante) di turno.

Bryce nel picchiaduro Kombat X

Dal punto di vista prettamente tecnico il gioco ha un aspetto volutamente amatoriale perché stiamo comunque parlando di un gioco indie che tratta di giochi indie. Questo non vuol dire che il lavoro fatto dal punto di vista grafico non sia meritevole di lodi, ma non è certo il suo punto di forza. L’accompagnamento sonoro invece è molto variegato e pertinente ai vari stili di gioco.

The Hex è un atto di amore nei confronti dei videogiochi e della programmazione. Ma anche una riflessione sul ruolo del pubblico che tende sempre più spesso a criticare, sottovalutare, sminuire il duro lavoro fatto dallo sviluppatore. Attraverso le recensioni su Steam che compaiono genialmente a mo’ di piattaforme in Super Weasel Kid, attraverso i commenti degli haters durante le dirette, le mod che snaturano completamente il senso del gioco in Wasteland, spoiler in chat, continue richieste di patch di bilanciamento in Kombat X. E’ anche un avvertimento a tutti i futuri programmatori: non è tutto oro quel che luccica. Dietro un gioco ci sono momenti di sconforto, solitudine, pressione,  depressione. Vedersi rovinare l’ultimo capitolo della serie una volta venduta l’IP (proprietà intellettuale) ad una software house senza scrupoli che rilascia il gioco pieno di bug è come far morire una parte di se. La frustrazione nel cercare di ripetere il successo è un peso che molti programmatori indie non riescono a reggere. Tanto di cappello a Daniel Mullins per il coraggio ed il tentativo di svelare la magia della creazione artistica dietro un videogioco.

Rust e le maledette MOD
Adatto a: chi ama TUTTI i videogiochi,
la programmazione e un po’ di follia
Non adatto a: chi alla prima di Sei
personaggi in cerca d’autore gridò:
– Manicomio! Manicomio!

VOTO: 8,2

Giocato e finito su PC due volte, la prima in inglese la seconda con la localizzazione italiana di Marcello Brancaccio per un totale di  17 ore – disponibile per Microsoft Windows