THE CAT LADY vs CAT QUEST

UN GATTO NERO CONTRO UNO ARANCIONE: CHI VINCERA’?

Questa è la mia prima (e credo ultima) recensione doppia. Solo quando ho terminato i due giochi che stavo portando avanti contemporaneamente, mi sono reso conto che erano accomunati dal titolo che contempla i gatti. Questo è l’unico punto di contatto tra i due titoli che sono completamente opposti e distanti sia per tematiche che per gameplay. 

La “gattara” di The cat lady è la protagonista di un’avventura horror dalle meccaniche punta e clicca sviluppata dall’autore indipendente Remigiusz Michalksi nel 2012. Susan Ashworth è un’ex infermiera sui quaranta, che ama la solitudine, odia i fiori, suona il piano e si prende cura di alcuni gatti randagi. Dal tono di voce, splendidamente recitato, si può subito intuire che la depressione abbia preso il sopravvento sulla povera donna. D’altronde il vivere in un appartamento così malandato e fatiscente, con dei vicini di casa non proprio cordiali, senza nessuna amicizia o supporto morale ed il peso di alcuni fallimenti e tragedie che affioreranno dal passato di Susan, non hanno altro sbocco che un forte stato depressivo. La via d’uscita più facile è il suicidio, attraverso l’assunzione di una quantità esagerata di sonniferi. 

Il giocatore che deciderà di vestire i non facili panni di Susan, sarà catapultato in un mondo onirico fatto di flashback e alternanza tra sogno e realtà. I toni sono cupi, tetri e perfino truci e non mancano i jumpscare. Tutto contribuisce a creare un’atmosfera disturbante: dalla grafica quasi monocromatica e dalle tinte scure (d’altronde come dovrebbe vedere il mondo un depresso?) alle musiche che strizzano l’occhio al death metal o a ballate malinconiche.

Le tematiche affrontate nel gioco sono importanti e delicate. Si va dalla depressione al suicidio, dai difficili rapporti di coppia alla maternità, dalla disabilità alla violenza, il tutto ambientato in un’anonima periferia dove è difficile trovare anche un solo briciolo di  bellezza e umanità. L’autore, pur con mezzi alquanto limitati, ha svolto un egregio lavoro dando vita a personaggi credibili, attraverso dialoghi ricchi di drammaticità, stemperata qua e là da un tipico humor inglese.  

Il gioco è ricco di simbolismi, riferimenti metafisici (David Lynch docet!) e citazioni. Tra tutti basti pensare al ruolo che ricoprono i fiori nel gioco e alla canzone di Jeff Buckley “All flowers in time bends toward the sun” nominata in uno dei tantissimi dialoghi. Un chiaro messaggio di incoraggiamento per uscire dal tunnel della depressione. Michalksi affronta il tema in maniera propositiva, confezionando quasi un manuale di auto-aiuto. Il pregevole lavoro psicologico ha dato vita ad un personaggio tormentato con cui difficilmente non si può non empatizzare e che mi ha tenuto incollato allo schermo fino alla parola fine.

VOTO: 8

Giocato e finito in 8 ore su PC – Microsoft Windows Linux

Veniamo ora al secondo titolo sui gatti. Cat Quest è un action RPG del 2017 sviluppato dal team indie The gentlebros con sede a Singapore. Il felino antropomorfo che andremo ad impersonare è alle prese con quello che forse è uno degli incipit più popolari di tutti i videogiochi dai tempi di Super mario bros e Ghost’n’Goblins, ovvero ritrovare la sfortunata di turno rapita dal cattivo di turno. In questo caso si tratta della sorella del valoroso micetto che dovrà destreggiarsi tra i verdeggianti e coloratissimi paesaggi del regno di Felingard risolvendo, oltre alla quest principale, una miriade di quest secondarie al fine di potenziare il nostro armamentario e i nostri punti vita e punti magia. Sì, perché il regno di Felingard è popolato di strane creature, draghi, maghi, fabbri e tutto un assortimento tipico della letteratura fantasy.

Il sistema di combattimento in tempo reale è molto semplificato: attacco, quattro magie personalizzabili e la schivata. Nonostante questo gli scontri sono appaganti e per nulla facili se non si padroneggerà bene la schivata e non si potenzieranno le armi, le magie e le armature. Se da un lato il titolo è godibile, immediato e graficamente accattivante, dall’altro la noia arriva quasi subito. Le missioni sono piuttosto ripetitive, il bestiario alquanto ridotto e manca quasi del tutto la parte esplorativa e i rompicapo. Per non parlare della storia banale e dei dialoghi al limite del sopportabile. Mi sono trascinato fino alla fine più per capriccio che per divertimento. Peccato.

VOTO: 6

Giocato e finito in 5 ore su Switch – disponibile su Android · iOS · Windows · macOS · Nintendo Switch · PlayStation 4

I gatti di The cat lady sono neri e randagi come la storia che racconta, adatta ad un pubblico adulto che non si fa intimidire da un argomento difficile come quello della depressione. I gatti di Cat Quest sono adorabili e colorati, adatti ad un pubblico giovane e casual che trova appagamento nel grinding. Due situazioni completamente opposte, la prima memorabile, la seconda quasi inutile. Preferisco di gran lunga i gatti neri.

PS. Grazie a Luca di vgartsite.wordpress.com che in una classifica dei migliori giochi del 2012 citava The cat lady e me lo ha fatto scoprire e recuperare.

Pubblicità

BASTION

RICOSTRUIRE E RICORDARE

Di Gianni Mancini 20/05/2019

Bastion è un gioco da recuperare che merita una possibilità (soprattutto se lo trovate in offerta). Uscito nel 2011 per Xbox e Windows è arrivato a fine 2018 sull’ibrida di casa Nintendo trovando qui forse la sua veste migliore. Non vi farà gridare al capolavoro ma il primo titolo sviluppato dalla piccola e indipendente software house Supergiant Games con base a San Francisco si farà apprezzare per l’ottimo lavoro svolto e qualche idea innovativa.

Andiamo con ordine. Impersoneremo il giovane Kid che avrà il compito di ricostruire il Bastion nel regno di Caelondia e cercare di comprendere la causa che ha portato la distruzione e il caos in seguito alla Calamità. Il Bastion non è altro che un Hub da cui partire ogni volta alla ricerca dei nuclei che andranno inseriti nel monumento della piazza principale. Kid dovrà affrontare i nemici in un mondo ricoperto da una lussureggiante vegetazione e farsi strada brandendo diversi tipi di armi, distruggendo anche gli elementi del paesaggio.  Ad accompagnare il viaggio di Kid ci sarà una voce narrante extradiegetica, che commenterà tutti i nostri movimenti e le nostre azioni. Questo elemento è forse l’aspetto più innovativo e meglio riuscito di tutta la storia, anche se a volte, soprattutto per chi non ha una ottima padronanza linguistica dell’inglese, riuscire a leggere i sottotitoli mentre si è impegnati a fronteggiare un’orda di nemici potrebbe risultare impossibile, facendo perdere gran parte dell’ottima componente narrativa. Quest’ultima è sicuramente uno dei pilastri su cui poggia il lavoro svolto dal team americano. Al contrario il gameplay è abbastanza sfruttato, siamo in presenza di un classico RPG d’azione con visuale isometrica. Il combat system è ben calibrato e facile da assimilare. Avremo a disposizione un arsenale di 11 armi sbloccabili e potenziabili da cui scegliere. Si va dalle armi per il combattimento ravvicinato come il Martello di Cael o il Machete da guerra a quelle per il combattimento dalla distanza come l’Arco dei messaggeri o lo Sparazanne. Anche armi da fuoco come il Moschetto demolitore o le Pistole da duello rendono i combattimenti vari e dalle infinite combinazioni. Potremo infatti portare con noi due armi alla volta oltre ad una abilità speciale selezionabile tra le 19 sbloccabili. Queste ultime sono delle tecniche sia difensive che offensive molto potenti, ma che hanno bisogno di un Tonico nero per essere azionate. I Tonici neri si troveranno sparsi nei vari livelli e ne potremo portare al massimo tre. Oltre alla parte offensiva potremo difenderci con lo scudo che usato con il giusto tempismo permette di contrattaccare. Anche la scivolata è una tecnica a nostra disposizione per tirarsi fuori dai guai nei momenti più concitati.

Come dicevamo in apertura lo scopo del gioco è ricostruire il Bastion. Ci sono sei strutture che dovremo riportare all’antico splendore: l’Arsenale, la Fornace, la Distilleria, il Memoriale, il Tempio e gli Oggetti smarriti. L’ Arsenale è dove si possono scegliere  sia le armi da portare in battaglia che l’abilità speciale. La Fornace serve a migliorare le armi. Avremo bisogno di materiali specifici per ogni arma che sono acquistabili al negozio Oggetti smarriti oppure possono essere trovati nei vari livelli. Ci sono 5 livelli di miglioramento per ogni arma divisi in due sezioni. Una volta sbloccato il livello di miglioramento (che sarà sempre più costoso) si potrà scegliere tra una delle due migliorie in base alle nostre esigenze. Nella Distilleria potremo equipaggiare il nostro personaggio con abilità passive sotto forma di bevande. Ne potremo usare fino a 10 da una rosa di 17 disponibili in base al livello di XP raggiunto. Il Memoriale è una sorta di lista di incarichi che una volta completati elargiranno una notevole quantità di denaro. Infine il Tempio è dove si possono invocare gli dei (anche questi sbloccabili pagando somme di denaro) per aumentare il livello di difficoltà ma al tempo stesso guadagnare più XP e denaro.

Una volta equipaggiato Kid nel modo migliore saremo pronti ad iniziare l’avventura vera e propria. L’eroe sarà catapultato via via in livelli abbastanza lineari, che si comporranno letteralmente sotto i nostri piedi,  dove dovrà raggiungere il nucleo di turno scoffiggendo tutti i nemici. Per compensare la ripetitività del gameplay che mina un po’ tutto il progetto sono stati inseriti i Campi di addestramento che non sono altro che dei mini giochi con prove di abilità per destreggiarsi nell’uso delle 11 armi a disposizione e dello scudo Testauro. Un altro diversivo a cui hanno fatto ricorso i programmatori sono gli onirici livelli di Chissà dove. Pipa, Sacco a pelo e Pentola sono staccati dalla storia principale, non necessari per il completamento del gioco, ma che ne definiscono e chiariscono le vicende, dove bisogna resistere a orde di nemici via via più impegnativi. Verso la conclusione del gioco verremo messi anche di fronte a delle scelte multiple che cambieranno il finale in base alle nostre decisioni.

Dal punto di vista artistico Bastion è un gioco molto riuscito. Il mondo fantasy di Caelondia è ben rappresentato dai disegni a mano acquerellati e anche le immagini di intermezzo sono meravigliosamente realizzate. La colonna sonora curata da Darren Korb è addirittura sopra le aspettative per un titolo del genere con interi brani cantati dalle atmosfere blues malinconiche, suoni folk mischiati a basi elettroniche e sintetizzatori. Anche la voce narrante, sebbene un po’ monocorde, è recitata benissimo ed aumenta il coinvolgimento emotivo.

Concludendo, ribadisco che Bastion è un titolo che merita di essere riscoperto e la sua versione per Nintendo Switch è forse il modo migliore per farlo. Buon viaggio.

Adatto a: chi ama i giochi di ruolo fantasy
non troppo impegnativi
Non adatto a: chi cerca profondità e
gameplay innovativo

VOTO: 7,9

Giocato e finito su Switch  per 10 ore – disponibile per Microsoft Windows · iOS · macOS · Linux · Nintendo Switch · Xbox 360 · PlayStation 4 · PlayStation Vita · Xbox One