IF FOUND…

ERASE/REWIND

Mettiamolo subito in chiaro: If found non è un videogioco. Non lo è almeno in termini di sfida, non ci pone di fronte a scelte morali, non offre diramazioni, non ha enigmi di sorta. Assomiglia molto più a un graphic novel che ha voluto provare una strada alternativa alle pagine di carta e si è catapultato su un dispositivo elettronico. If found è lineare, si sfoglia quasi come un libro. Lo consiglierei più a chi è abituato a frequentare un certo tipo di fumetti e letteratura che ad un gamer. Mi viene in mente il bellissimo Fun Home di Alison Bechdel per le tematiche LGBT, per la profondità e sensibilità della narrazione e la scelta del memoir come genere narrativo. Allora molti di voi si chiederanno perché una storia dovrebbe essere raccontata attraverso l’interazione su schermo?  Beh, perché il semplice ma efficace gameplay usato è imprescindibile ai fini dello svolgimento della storia e senza di questo non potrebbe esistere. 

Nel 1999 il gruppo svedese The Cardigans cantava Erase/Rewind. Riavvolgere e cancellare. Cancellare per poi ricostruire. In If found al giocatore viene messa in mano solo una gomma da cancellare. Usandola sullo schermo dovrà rimuovere disegni, intere pagine o scoprire parole nascoste da scarabocchi. La gomma viene usata magnificamente come potente metafora di cambiamento, del fare i conti con un passato burrascoso, e solo una volta consumata interamente si potrà ricominciare a scrivere. 

If found è prima di tutto un eccellente Bildungsroman, ovvero un romanzo di formazione che segue l’evoluzione della protagonista verso la maturazione e l’età adulta, passando per le origini storiche. L’arco narrativo principale si estende per un mese intero attraverso le pagine del diario di Kasio, una ragazza ventitreenne che dal 3 dicembre 1993 vivrà diverse vicende traumatiche. A questa si intreccia ed interseca la storia di Cassiopeia, astronauta risucchiata da un buco nero. Mentre la prima storia si muove su un livello intimo e privato, fatto di incomprensioni e recriminazioni, la seconda ha un tema universale che ci ricorda quanto tutti noi siamo minuscoli e insignificanti semplicemente pensando alle stelle, alle galassie, alla materia oscura. Questa giustapposizione tra le piccole ma grandi difficoltà di Kasio che cerca solo di capirci qualcosa dalla vita e l’imminente fine del mondo ad opera di un buco nero che solo Cassiopeia potrà evitare, è una trovata narrativa di grande interesse e suggestione. Si passa con facilità dal reale al fantastico, da una minuscola isola irlandese all’universo, dalle prove di uno scassinato gruppetto punk rock allo sfruttamento di cunicoli spazio temporali per viaggi interstellari. La dicotomia micro/macro e personale/universale funziona bene ed ha il grande pregio di avvicinare la narrazione di If found ai migliori racconti del realismo magico. La scrittura dei dialoghi si attesta su livelli molto alti e pur usando un linguaggio semplice, appartenente per lo più a ragazzi di 19-23 anni, non scade mai nel banale. In questo la localizzazione italiana ha il pregio di essere accurata e precisa.

In tutto il gioco si respira un’atmosfera rarefatta, rurale, marginale, fatta di decadenza ed immobilità. Si beve molto tè, piove spessissimo e nevica, si va a messa e si prega, si usano le borse dell’acqua calda. Ci si sistema con un lavoro ed una famiglia e non ci si muove molto o per niente da Achill, il paesino dove abita Kasio. Non credo sia un caso la scelta di ambientare le vicende di If found ad Achill Island, ovvero un’isola di un’isola (l’Irlanda), quasi a rimarcare ancora di più metaforicamente la segregazione e il distacco. Chi non si adegua è semplicemente diverso, emarginato. Colum, Jack e Shans accoglieranno Kasio in un momento di difficoltà ed incomprensione. Colum e Jack sono una coppia gay, Shans ha solo 19 anni e non ha ancora ben chiara la sua identità sessuale. Invece Kasio ha deciso. Vuole essere una ragazza, non si trova bene nel corpo di un maschio. Ma sono tutti emarginati, tanto che si troveranno a dover vivere in una fredda e umida casa abbandonata, riscaldata almeno dalla comprensione reciproca.

Le illustrazioni sono altrettanto rarefatte, con un tratto appena accennato e indeciso a sottolineare il disorientamento e l’insicurezza tipica degli adolescenti. I loro volti, soprattutto quello di Kasio, non sono mai ben delineati per dare un senso ancora maggiore di identità sessuale indefinita. I colori usati sono tenui e delicati virati quasi tutti sui toni pastello. Le musiche spaziano da tracce ambient all’elettronica ispirata agli anni ’90, e ovviamente il punk rock del gruppo dei tre amici di Kasio.

If found è un piccolo romanzo di formazione, una breve esperienza che però emoziona e lascia un segno soprattutto in un mondo di videogiochi ormai troppo uguali, che fanno della sfida e delle scelte morali il loro punto di forza allungando il brodo con side quest o mondi enormi ma vuoti. Qui si abbandona del tutto il piano ludico, le cui meccaniche sono ridotte all’essenza e piegate al desiderio e alla necessità di raccontare una storia. Una bella storia. Di accettazione, di diversità, di amicizia, di famiglia. Il tema dell’identità di genere viene trattato in maniera delicata e mai con tono apologetico come invece accadeva in A normal lost phone. Si legge in circa quattro ore sfogliando, o meglio cancellando, una pagina di diario dietro l’altra. Fatelo se potete in una giornata piovosa con una tazza di tè tra le mani. Non ve ne pentirete e soprattutto non lo cancellerete.

Adatto a: tutti ma proprio tutti Non adatto a: i gamers

VOTO: 9,5

Giocato grazie ad un codice gentilmente offerto dallo sviluppatore Dreamfeel e finito su PC in 4 ore – disponibile su Windows e iOS

Questo articolo è apparso anche su Outcast.it

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A NORMAL LOST PHONE

APOLOGIA TRANSGENDER

Se ci pensate bene la digitalizzazione ha un’altra illustre vittima: il diario segreto. Il cellulare non ha cannibalizzato solo le macchine fotografiche, i compact disc, la televisione. Quei fogli di carta rilegati e cartonati che molti adolescenti tenevano come una reliquia ben custodita dentro cassetti sigillati con chiavi e lucchetti e ai quali affidavano i loro più inconfessabili segreti, ora sono finiti nello schermo che teniamo tutti i giorni in mano e portiamo con noi in ogni momento e in ogni dove. Ma cosa succede quando perdiamo il cellulare ed uno sconosciuto ficcanaso ne entra in possesso? Le autrici (tre ragazze) del piccolo studio francese Accidental queens sono partite proprio da questo presupposto per mettere in scena un racconto adolescenziale in salsa LGBT con tutte le conseguenze psicologiche.

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L’interfaccia di gioco è quella di uno smartphone

Sam è il proprietario del telefono smarrito e attraverso la lettura dei suoi messaggi, email, e chat potremo a mano a mano svelare la sua travagliata storia piena di dubbi, di incertezze, di ribellioni tipiche di un quasi diciottenne. I diciotto anni sono visti come uno spartiacque tra il mondo adolescenziale e la maturità. Si acquistano diritti e doveri che rendono una persona completamente indipendente e autonoma nelle scelte e nelle azioni, ma allo stesso tempo significa anche addossarsi delle responsabilità che prima non c’erano e con le quali, invece, bisogna incominciare a convivere. Sam è consapevole di questo, ma non lo è altrettanto della sua identità sessuale e deve fare i conti con l’accettazione di sé. Lo si capisce bene leggendo prima i suoi SMS, poi le sue email e infine le sue chat private.

Quale sarà la password del Wifi?

Il gioco è tutto qui, bisogna solamente leggere, leggere, leggere. E dedurre delle password numeriche per accedere al Wi-Fi, alla chat, ecc. Se l’idea di fondo non è male, la realizzazione non è altrettanto ben riuscita. Alcune password sono davvero difficili da dedurre tra i meandri delle centinaia di messaggi rendendo l’esperienza sì realistica, ma altrettanto frustrante. Sebbene ci siano davvero pochi puzzle da risolvere, alcuni sembrano mancare di logicità, ed il giocatore può facilmente rimanere bloccato. Dal punto di vista narrativo invece bisogna riconoscere al gioco il pregio di entrare in profondità in un tema molto complesso come quello della transessualità, anche se a volte si ha la sensazione che su tutto il progetto aleggi un senso di propaganda LGBT. A normal lost phone sembra un’apologia del transessualismo. Certo non si può far finta che la transessualità non esista, e se un medium come il videogioco riesce a parlarne in maniera tanto approfondita ad un pubblico più ampio possibile (200.000 copie vendute) vuol dire che si è arrivati ad una maturità espressiva che tocca temi delicati e ancora scomodi. Cosa che il cinema invece ha già espresso e sdoganato molti molti anni fa. Tra gli esempi: Glen or Glenda di Ed Wood del 1953, The crying game del 1992 di Neil Jordan, l’italiano Mery per sempre di Marco Risi del 1989. Anche il fumetto nostrano recentemente ha voluto dire la sua su questa tematica con Cinzia di Leo Ortolani. Ma gli esempi potrebbero essere molti altri. Qui e qui trovate una lista di personaggi LGBTQIA appartententi al mondo dei videogiochi stilata dal blogger e autore del Glossario dei videogiochi Simone Barbieri.

The crying game (La moglie del soldato) 1992

Adatto a: chi vuole capire di più sulla transessualitàNon adatto a: chi non sa cosa significhi l’acronimo LGBT

VOTO: 6,5

Giocato e finito su PC in 2 ore – disponibile su Android · Microsoft Windows · iOS · macOS · Linux · Nintendo Switch